Da AURORA n. 30, giugno-luglio 2011
Dopo oltre due anni di discussioni e procedure, il 25 maggio 2011 è stato approvato dal Senato della Repubblica il disegno di legge (ddl) «Tofani» (dal nome dell’ultimo relatore, ma risultato dell’unificazione di 7 ddl presentati da un totale di 13 senatori) sulla riforma dei Comitati degli Italiani all’Estero (COMITES) e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), con i voti della maggioranza di centrodestra ma anche con alcuni consociativismi di centrosinistra. Al di là delle solite retoriche sugli Italiani nel mondo e l’importanza della loro rappresentanza democratica, nel ddl si modificano la composizione e la forma di elezione dei due organismi, così come la loro presenza sul territorio, in nome di una «modernità» che finisce però per svilire il concetto stesso e la pratica della rappresentanza e della partecipazione di tutte le componenti del mondo dell’emigrazione, assestando, insomma, altri colpi alla già precaria situazione degli Italiani all’estero.
Il ddl è stato considerato come «un compromesso» che dovrebbe procedere «sulla buona strada», ma è stato invece tacciato da esponenti dell’opposizione parlamentare ed extraparlamentare di esser «elemento di confusione e ipocrisia» che «stravolge la struttura di COMITES e CGIE», e alla fine è stato approvato con una maggioranza risicata. Ora passa alla Camera, dove si annunciano altre discussioni per la ricerca di un «consenso bipartisan», ma già molte voci si sono alzate reclamando «un cambio profondo». Il maggiore dissenso viene proprio dallo stesso mondo dell’emigrazione italiana, che vede in questa riforma una vera e propria «minaccia al sistema di rappresentanza costruito nel corso di decenni di impegno democratico». Infatti, tra gli elementi più significativi:
– si riduce il numero dei COMITES sul territorio, potendone creare solo uno per Circoscrizione Consolare indipendentemente dalla grandezza di ciascuna, e questo mentre continua il taglio sempre più pesante delle sedi e dei servizi consolari;
– si introduce nei COMITES un sistema di elezione maggioritario che di per sé è antidemocratico, comprimendo la rappresentanza effettiva delle diverse sensibilità politiche e sociali e favorendo la concentrazione di potere nei pochi più forti, e allo stesso tempo abbassa la soglia delle firme necessarie alla presentazione delle liste, tendendo a creare più frammentazione;
– si allontanano le realtà sociali e culturali (associazioni, sindacati e patronati…) dagli organismi di rappresentanza con un sistema di «incompatibilità» specifiche, come per non «disturbare» le leve del potere controllate più direttamente da esponenti partitici;
– si trasforma il CGIE da organismo di rappresentanza nei confronti delle istituzioni italiane ad una specie di coordinamento dell’intervento pubblico (nazionale e regionale) all’estero, introducendo appunto i rappresentanti delle Regioni con competenze sull’emigrazione, senza però risolvere il nodo del rapporto con gli eletti al Parlamento e dei rispettivi ruoli e competenze.
Mettendo tutto questo in relazione con le politiche di tagli e riduzione dell’impegno pubblico a favore degli Italiani all’estero, delle loro attività sociali e culturali e dei loro bisogni anche materiali, così come il problema ancora aperto delle modalità del voto all’estero (il sistema per posta ha mostrato gravissimi problemi che ne mettono in dubbio lo stesso valore), sembra insomma che questa «riforma» sia un altro tassello nella progressiva emarginazione ed abbandono delle comunità italiane nel mondo da parte di una «madrepatria» sempre più egoista, irriconoscente e desiderosa solo di «fare affari» con il suo «Made in Italy».
Per quanto ci riguarda, noi continueremo a seguire lo sviluppo della situazione e a formulare delle proposte che vadano nel merito delle questioni, senza lasciarci trascinare da suggestioni politiciste del tipo «sinistra contro destra», sia perché gli Italiani all’estero non vanno usati come pedina di scambio di polemiche strumentali, sia perché ben sappiamo quali e quante sono le responsabilità anche di certa presunta «sinistra» nel disastro attuale della rappresentanza delle comunità all’estero, nell’inefficace e clientelare gestione dei COMITES e del CGIE (esempi concreti ne abbiamo già citati nei numeri precedenti del giornale), nelle azioni ed omissioni della pattuglia dei parlamentari a Roma, e nei tagli dei fondi agli emigrati, tutte cose specialmente gravi quando governava appunto certa «sinistra» distinguendosi ben poco da quanto faceva e continua a fare oggi la «destra».
Il testo approvato del ddl «Tofani» (1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990) è disponibile sul sito web del Senato della Repubblica: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00555613.pdf.